PER UNA COSTITUZIONE DELLA PSICHE.
Il Diritto di restare Umani Viviamo un tempo attraversato da ansia, precarietà, solitudine, sfiducia nel futuro, ineguaglianze e fratture sociali profonde. A livello internazionale assistiamo impotenti al superamento delle frontiere dell’umano e del diritto, che hanno tolto valore ad Istituzioni nate dopo la seconda guerra mondiale proprio per tutelare la pace e il rispetto tra i popoli. In questo scenario, la Psicologia è chiamata a riscoprire il suo ruolo civile, sociale e politico: prendersi cura dell’umano e di ciò che nell’essere umano rischia di spegnersi.
Il titolo proposto gioca sul doppio significato tra il tornare alla Costituzione e il bisogno di ri-costituire una psiche: un apparato capace di pensare i pensieri, oggi più che mai necessario in un tempo in cui il pensiero sembra impoverirsi. Parlare di Costituzione della Psiche significa interrogarsi non solo sui diritti in quanto tali, ma sulle condizioni psichiche che li rendono effettivamente praticabili: la capacità di pensare, di entrare in relazione e di dare parola all’esperienza.
Letta nella sua dimensione etica ed esistenziale, la Costituzione italiana è una “mappa dell’umano”. Parla di equità, dignità, cura, legami, libertà di pensiero ed espressione, educazione, lavoro, ambiente, tutela della fragilità. Parla dei bisogni psicologici fondamentali delle persone e delle comunità. Per questo resta profondamente attuale ed è una bussola emotiva e civile per orientarsi nell’incertezza del presente.
Gli incontri proposti seguono una linea che sintetizziamo con un verso di L.Cohen“C’è una crepa in ogni cosa e da lì entra la luce.” Esploriamo un punto di rottura, dove la vita psichica si spezza o si impoverisce, e un possibile punto di riparazione, dove filtra la luce, con idee ed esperienze che ricostruiscono un senso di comunità, appartenenza e solidarietà.
La nostra Costituzione ha svolto proprio questa funzione: rispondere alla disgregazione del dopoguerra attraverso una dialettica democratica, capace di generare diritti, tutele e riconoscimenti che oggi, ancora una volta, siamo chiamati a difendere.
Il Diritto di restare Umani Viviamo un tempo attraversato da ansia, precarietà, solitudine, sfiducia nel futuro, ineguaglianze e fratture sociali profonde. A livello internazionale assistiamo impotenti al superamento delle frontiere dell’umano e del diritto, che hanno tolto valore ad Istituzioni nate dopo la seconda guerra mondiale proprio per tutelare la pace e il rispetto tra i popoli. In questo scenario, la Psicologia è chiamata a riscoprire il suo ruolo civile, sociale e politico: prendersi cura dell’umano e di ciò che nell’essere umano rischia di spegnersi.
Il titolo proposto gioca sul doppio significato tra il tornare alla Costituzione e il bisogno di ri-costituire una psiche: un apparato capace di pensare i pensieri, oggi più che mai necessario in un tempo in cui il pensiero sembra impoverirsi. Parlare di Costituzione della Psiche significa interrogarsi non solo sui diritti in quanto tali, ma sulle condizioni psichiche che li rendono effettivamente praticabili: la capacità di pensare, di entrare in relazione e di dare parola all’esperienza.
Letta nella sua dimensione etica ed esistenziale, la Costituzione italiana è una “mappa dell’umano”. Parla di equità, dignità, cura, legami, libertà di pensiero ed espressione, educazione, lavoro, ambiente, tutela della fragilità. Parla dei bisogni psicologici fondamentali delle persone e delle comunità. Per questo resta profondamente attuale ed è una bussola emotiva e civile per orientarsi nell’incertezza del presente.
Gli incontri proposti seguono una linea che sintetizziamo con un verso di L.Cohen“C’è una crepa in ogni cosa e da lì entra la luce.” Esploriamo un punto di rottura, dove la vita psichica si spezza o si impoverisce, e un possibile punto di riparazione, dove filtra la luce, con idee ed esperienze che ricostruiscono un senso di comunità, appartenenza e solidarietà.
La nostra Costituzione ha svolto proprio questa funzione: rispondere alla disgregazione del dopoguerra attraverso una dialettica democratica, capace di generare diritti, tutele e riconoscimenti che oggi, ancora una volta, siamo chiamati a difendere.

BRESCIA